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Pass De AndréSu Fabrizio...

Ho sentito per la prima volta la voce di Fabrizio nel 1968. Mi arrivava morbida ed ovattata dall'altra parte della vetrata smerigliata della porta del salotto di casa, che mia madre e mio zio avevano chiuso per poter ascoltare da soli il disco di questo strano cantante che parlava di cose inconsuete, con parole incosuete, che a noi bambine non era dato ascoltare. La mia fantasia cominciò ad andare veloce, era una cosa proibita, dunque assolutamente da scoprire.

E le scoprii, infatti, con l'andare del tempo, tutte le sue canzoni, e quando, dopo qualche anno cominciai a giocare con la chitarra imparai anche a suonarle. Sapevo cantare e le cantavo. Anche i miei amici di allora le conoscevano e le suonavano, ed ogni volta era quasi una gara a chi conoscesse meglio tutte le parole, tutti gli accordi e tutte le strofe, che erano tante e ci si poteva sbagliare. Però nessuno sbagliava perchè la sensazione diffusa, quanto confusa, era che dire bene tutte quelle parole corrispondesse a dire cose su noi stessi che non avremmo saputo dire altrimenti. Le canzoni di Fabrizio De Andrè, parlavano in vece nostra. Le indossavamo come si indossa un vestito, in segno di riconoscimento, come attaccavamo alla parete del letto questo o quell'altro manifesto che portasse immagini e parole attraverso le quali descrivevamo agli "altri" il nostro contesto di appartenenza. Il bello era che spesso non capivo nemmeno fino in fondo il significato di alcune canzoni, forse per via dell'età, eppure le replicavo a squarciagola con slancio e fiducia, sorretta dall'intuito che spesso hanno i ragazzi quando si trovano di fronte all'opera di un grande artista: non cercavamo, cioè, in quelle canzoni solo la descrizione del nostro presente, ma avvertivamo una portata più ampia, qualcosa che aveva a che fare con il nostro futuro, e che il futuro ci avrebbe insegnato a comprendere meglio. La capacità potente e fatata che hanno le opere dei grandi artisti, di rivolgersi contemporaneamente a tutte le età ed a tutte le epoche del mondo.

Poi anche quando, col tempo, la musica è entrata a fare parte integrante della mia vita, le canzoni di De Andrè sono rimaste un punto di riferimento costante. Nonostante io preferisca cantare le mie canzoni ricordo con emozione una versione di "La Guerra di Piero" che suonai a Piazza San Giovanni per una manifestazione contro la Guerra del Golfo. Fabrizio, che evidentemente, aveva visto il concerto in televisione, mi chiamò per ringraziarmi. Non credevo però che le nostre strade, artisticamente, si sarebbero mai incrociate. Invece, per mia fortuna, questa cosa è successa. Circa quattro anni fa, mentre lavoravo al mio disco "Un Libero Cercare", gli chiesi di prendervi parte, di condividere con me alcune delle cose che avevo scritto. Inaspettatamente mi disse subito di si. Non so perchè, ma credo di dover ringraziare, e lo faccio, anche Dori per questa sua decisione. In genere su quelli che fanno il nostro mestiere, circolano sempre, nell'ambiente, voci che tendono ad esagerarne i difetti anzichè i pregi. Di De Andrè si diceva che fosse un tipo duro, un pò orso, difficile da frequentare, così che il giorno in cui lui venne in studio per cantare, io ero molto agitata ed emozionata. Volevo che tutto andasse bene, e tutto andò bene. Trovai una persona inattesa, felice e disponibile. Ma soprattutto un uomo capace di ascoltare e che, pur potendoselo ampiamente permettere, non si metteva in cattedra e non assumeva atteggiamenti paternalistici nei miei confronti. Mi accorsi che mi stava rivelando un lato molto dolce del suo carattere. Quando cominciò a cantare (lui stesso aveva scelto la strofa della canzone "Un Libero Cercare", quella conclusiva che gli sembrava particolarmente bella) fu come se ascoltassi quelle parole per la prima volta. La sua voce e la sua presenza portavano nuovi significati dentro la mia canzone, ne allargavano i confini. Mi sembrò che, attraverso la piccola porta aperta dalle mie parole, entrassero nel pezzo non solo la bellezza della voce di Fabrizio, ma anche tutte le cose che lui aveva scritto per anni e che, per anni, io avevo amato. Per me fu come la conferma di un amore, appunto, che per il breve tempo di una strofa, diventava reciproco. Da quella volta è cominciata tra noi una cosa che a me piace poter chiamare amicizia.

Teresa De Sio

 

pubblicato nel libro "Fabrizio De Andrè, Passaggi di tempo" di Doriano Fasoli. [Edizioni Associate Editrice Internazionale]