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Trance Ecologica

ovvero

la musica che non inquina

Noi abitiamo un mondo arredatissimo. Pieno di oggetti, da usare e consumare, freneticamente, spesso inutilmente. 

Il videoregistratore, il cellulare, il frigorifero, ma anche la giacca, il surgelato, e il giornale ci appaiono come strumenti irrinunciabili per la buona riuscita delle nostre vite e entusiasmanti conferme della nostra presenza nel mondo. Tutto ciò che viene prodotto sotto il sole noi lo dobbiamo possedere e consumare! 

Che fatica. E che fatica sprecata, dato che niente può mai essere consumato fino in fondo. Il televisore rotto, la giacca passata di moda, il giornale di ieri dopo che abbiamo smesso di adoperarli sono ancora lì, fisicamente e malinconicamente transitati dalla condizione di splendidi feticci dei nostri tempi, a quella di scorie inquinanti. 

Toro Seduto, il grande capo pellerossa, disse e predisse che l'uomo bianco sarebbe morto seppellito dai propri rifiuti. Ciononostante ci avviamo allegramente verso il terzo millennio trascinandoci il peso di milioni di cose rotte, invendute, vuoti a perdere, gioielli consumati troppo in fretta. Non sono soltanto gli oggetti a subire questa sorte, ma anche le idee, il pensiero, le arti e la musica tra queste. Ogni attività dell'ingegno umano dovrebbe sempre "servire" a qualcosa (compreso rispondere all'eterna richiesta di Bellezza e Piacere) e consumare interamente la propria essenza nell'arco del ciclo "servile"per il quale viene prodotta. Senza residui, senza scorie. 

La Musica Popolare è così. Esiste perchè serve, ha una funzione e uno scopo sempre. E' la musica che danza nelle feste, nei rituali, che "cura" le anime strette dal "negativo dell'esistenza" e le libera. Ed è questa grande forza liberatrice che finisce, contro tutte le divergenze, a rendere sorelle la trance etnico-contadina e la metropolitana tecno-trance. Giovani anime post-industriali strette nella morsa del "vivere obbligatorio", usurate dalla necessità di incarnare ruoli sociali e comportamentali faticosissimi, promossi e mostrati come indispensabili da un sistema globale di comunicazione che ha come unico scopo quello di incrementare il consumo di "feticci". In tutte le culture, anche le più arcaiche ed esotiche, gli esseri umani hanno sentito la necessità di sottrarsi, anche solo temporaneamente,al peso dell'Io Sociale, e lo hanno fatto "calandosi" con droghe e non, attraverso rituali di gruppo. La musica è sempre stata il comune elemento rigeneratore. Le feste rave, i tecno-sballi del sabato sera, rispondono a questa modernissima quanto millenaria richiesta. Per osservare tutto ciò, oggi basta guardarsi intorno.

Per avvicinarsi al mondo mitico del tarantismo occorre, invece, fare alcuni passi indietro nella nostra cultura. Occorre immaginare un universo arcaico, rurale e contadino come poteva essere quello del Salento fino a una quarantina di anni addietro, antecedente dunque all'avvento dei grandi mezzi di comunicazione di massa. Una terra ancora chiusa in se stessa, esclusa dalla Storia e dalla Economia ufficiali, destino per altro condiviso con gran parte del meridione d'Italia, e che per poter sopravvivere a questa esclusione, non aveva altro mezzo che strutturarsi fortemente intorno alle proprie tradizioni. Inoltre è indispensabile pensare ad un mondo in cui non avevano ancora fatto il loro ingresso le terapie psicoanalitiche nè tanto meno farmaci come il Prozac o altri antidepressivi, nè tutto il complesso armamentario chimico con cui oggi noi occidentali tentiamo disperatamente di tenere a bada l'infelicità. Ma l'infelicità, quella già c'era, con la sua eterna faccia di cane rabbioso, e contro di lei bisognava prendere le armi. I salentini si armavano di musica. Strumenti musicali. Strumenti per suonare la tarantella e chiamarla Pizzica Tarantata, un suono violento, ripetitivo, ipnotico che niente ha a che fare con la tarantella più allegra e consolatoria della tradizione napoletana. Una musica da ballare per ore e per giorni e, ballandola, scacciare lo spirito del Ragno che ha inflitto il morso e che possiede l'anima del tarantato. 

Musica come MEDICINA DELLA MENTE, musica psichedelica, potere del ritmo. Il ritmo ossessivo che porta in trance. La trance è il luogo dell'uscita da sè, del salto nell'altrove psichico, verso la zona dell'inconscio in cui il mondo oscuro e inconoscibile di una Storia ostile che muove i suoi passi sempre in altri palazzi e per altre contrade, temporaneamente è sospeso. Qui, nella trance, valgono altre cose. Vale il ritmo che è sempre uguale, ripetitivo, che è cosa certa. Esso è la GRANDE MADRE INTERIORE alla quale si può credere ed alla quale ci si può abbandonare. Il ritmo della Pizzica è IL MONDO DIVENTATO STABILE. 

Così, nell'Io del tarantato che balla, fortunatamente inconsapevole di tutto quello che qui stiamo raccontando, il ritmo si configura come metafora di un costrutto interiore forte, di un'architettura psichica solida su cui modellare e fermare i materiali incerti e frustranti dell'esperienza quotidiana.

Così il ritmo diventa signore e padrone di ogni festa, in tutte le epoche del mondo, governando passioni, bisogni e desideri e trasformando, per tutto il tempo del ballo, che è un tempo difficile da misurare con gli strumenti della razionalità, il corpo di ogni danzatore nel cavallo degli dei.

Teresa De Sio

Questo articolo è stato pubblicato su La Rinascita, settimanale di politica e di cultura. N.14 del 7 aprile, 2000